Imparare a salvare una vita

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Dall’impegno del volontariato a un diritto per tutti gli studenti

Ogni studente italiano dovrebbe concludere il proprio percorso scolastico sapendo riconoscere un arresto cardiaco, allertare correttamente il 112 e iniziare le manovre che possono mantenere in vita una persona fino all’arrivo dei soccorsi.
Eppure oggi non è così.
La possibilità di imparare queste competenze dipende ancora, troppo spesso, dal luogo in cui si vive, dalla sensibilità di un dirigente scolastico, dalla disponibilità di un’associazione di volontariato o dall’impegno di medici, infermieri e istruttori che dedicano gratuitamente il proprio tempo alla formazione.
In alcune scuole migliaia di ragazzi imparano ogni anno a utilizzare un defibrillatore e a praticare il massaggio cardiaco. In altre, gli studenti terminano gli studi senza avere mai visto un DAE o provato una sola compressione toracica su un manichino.
Una competenza che può fare la differenza tra la vita e la morte non può dipendere dal caso.
È arrivato il momento di trasformare ciò che oggi rappresenta una preziosa opportunità offerta dal volontariato in un percorso educativo garantito a tutti.
Il volontariato ha aperto la strada.
Se oggi in Italia si parla di formazione alle manovre salvavita nelle scuole, il merito appartiene innanzitutto alle associazioni di volontariato.
Per oltre venticinque anni migliaia di volontari, medici, infermieri, operatori dell’emergenza e istruttori hanno varcato le porte delle scuole con un obiettivo semplice ma rivoluzionario: dimostrare che anche un bambino o un adolescente può imparare ad aiutare una persona in arresto cardiaco.
Hanno portato nelle aule manichini, defibrillatori didattici, simulazioni e soprattutto una nuova idea di cittadinanza.
Non hanno insegnato soltanto una tecnica.
Hanno insegnato che ciascuno può assumersi una responsabilità nei confronti della vita degli altri.
Grazie a questo lavoro, milioni di studenti hanno scoperto che riconoscere un’emergenza, chiamare il Numero Unico 112,  usare il DAE  e iniziare le compressioni toraciche,  non sono gesti riservati agli operatori sanitari, ma competenze civiche che ogni cittadino può acquisire.
Questa straordinaria esperienza rappresenta uno dei più importanti patrimoni educativi costruiti dal volontariato italiano.
Oggi, però, proprio il successo di queste iniziative rende evidente la necessità di compiere un passo ulteriore.
Il volontariato ha dimostrato che si può fare.
Ora spetta alle istituzioni fare in modo che tutti possano beneficiarne.

L’intuizione di Progetto Vita Ragazzi
Tra le esperienze che hanno contribuito maggiormente a questa evoluzione vi è certamente Progetto Vita Ragazzi, nato a Piacenza nel 2000, appena due anni dopo la nascita di Progetto Vita, il primo progetto europeo di defibrillazione precoce diffusa rivolto alla comunità.
La vera innovazione non consisteva nell’organizzare una lezione sul BLSD.
L’intuizione era molto più ambiziosa.
L’obiettivo non era entrare ogni anno nelle scuole per ripetere la stessa attività, ma trasferire stabilmente competenze agli insegnanti affinché fosse la scuola stessa a diventare protagonista della formazione.
È questa l’idea che ancora oggi rende il progetto straordinariamente attuale.
L’associazione accompagna la scuola nella fase iniziale, forma il personale, mette a disposizione strumenti e metodologie, quindi lascia all’interno dell’istituto una competenza destinata a durare nel tempo.
La scuola smette così di essere destinataria di un intervento esterno e diventa il luogo in cui la cultura del soccorso cresce, si rinnova e viene trasmessa naturalmente da una generazione all’altra.
È la differenza tra organizzare un corso e costruire un sistema educativo.
Un modello che guarda al futuro
Progetto Vita Ragazzi anticipava molti dei principi oggi riconosciuti dalla letteratura internazionale come fondamentali per una formazione efficace: iniziare precocemente, adattare i contenuti all’età, ripetere gli insegnamenti nel tempo e coinvolgere stabilmente gli insegnanti.
Il percorso accompagna gli studenti durante tutta la loro crescita.
Nella scuola primaria imparano a riconoscere un’emergenza, a chiedere aiuto, a chiamare correttamente il 112 e a familiarizzare con il defibrillatore.
Nella scuola secondaria acquisiscono progressivamente le abilità pratiche relative    all’utilizzo del DAE, alle compressioni toraciche  e alle principali manovre salvavita.
Negli ultimi anni possono completare il percorso con la formazione BLSD e diventare, a loro volta, promotori della cultura del soccorso tra i coetanei e nelle proprie famiglie.
In questo modello gli studenti non sono destinatari passivi di una lezione.
Diventano moltiplicatori di conoscenza e protagonisti di un cambiamento culturale.

Dall’esperienza al diritto
Negli ultimi anni il legislatore ha riconosciuto sempre più chiaramente il valore della formazione alle manovre salvavita nelle scuole.
La legge 107/2015, la legge 116/2021 e il Programma pluriennale per la diffusione dei defibrillatori hanno delineato un quadro normativo favorevole.
Ciò che ancora manca è il passaggio decisivo: trasformare questi principi in un percorso realmente garantito a tutti gli studenti italiani.
Promuovere una formazione non significa garantirla.
Finché tutto continuerà a dipendere dalla buona volontà delle singole scuole o delle associazioni presenti sul territorio, continueranno a esistere profonde disuguaglianze.
Una competenza che può salvare una vita non può essere affidata alla casualità del luogo in cui uno studente nasce o frequenta la scuola.

Il ruolo di Progetto Vita Italia
Progetto Vita Italia nasce proprio per valorizzare e mettere in rete le esperienze maturate nei diversi territori.
Le realtà gemmate rappresentano un patrimonio straordinario di competenze, materiali didattici, metodologie e capacità organizzative costruito in oltre venticinque anni di attività.
L’obiettivo non è uniformare esperienze diverse, ma condividere ciò che funziona, favorire la diffusione delle migliori pratiche e contribuire alla costruzione di standard nazionali sempre più elevati.
L’esperienza accumulata dalle associazioni non deve essere sostituita.
Deve diventare la base sulla quale costruire una politica pubblica stabile.

Guardare avanti
L’introduzione della formazione alle manovre salvavita nei percorsi scolastici non ridurrebbe il ruolo del volontariato, ma, al contrario  lo renderebbe più qualificato.
Le associazioni potrebbero continuare a contribuire alla formazione iniziale degli insegnanti, all’accompagnamento metodologico e al collegamento con il sistema dell’emergenza territoriale.
Il principio da preservare è quello che ha ispirato Progetto Vita Ragazzi: trasferire competenze alla scuola, affinché possa proseguire autonomamente il percorso con le generazioni successive di studenti.
Una scelta di civiltà.
Anche in una futura regolamentazione nazionale sarà quindi importante evitare modelli che rendano gli istituti dipendenti da percorsi formativi esterni continuativi.
Risorse e standard di qualità sono necessari, ma devono servire a rafforzare l’autonomia della scuola, non a trasformare la formazione degli insegnanti in un mercato permanente.
L’esperienza costruita dal volontariato deve diventare la base di una politica pubblica stabile, accessibile e capace di rendere ogni scuola progressivamente autonoma.
Esiste un momento in cui le migliori esperienze nate dal volontariato devono diventare patrimonio dell’intera collettività.Per la formazione alle manovre salvavita quel momento è arrivato.
Nessun ragazzo dovrebbe concludere il proprio percorso scolastico senza sapere riconoscere un arresto cardiaco, attivare il sistema di emergenza, iniziare le compressioni toraciche e utilizzare un defibrillatore.
Non perché tutti diventeranno soccorritori.
Ma perché tutti sono cittadini.
Educare al soccorso significa educare alla responsabilità, alla solidarietà e alla partecipazione.
Significa costruire una comunità più consapevole e più sicura.
Negli ultimi venticinque anni Progetto Vita, Progetto Vita Ragazzi e le tante associazioni che hanno condiviso questo percorso hanno dimostrato che tutto questo è possibile.
Hanno aperto una strada con passione, competenza e spirito di servizio.
Ora quella strada deve diventare un diritto.
Per ogni studente.
§In ogni scuola.
In tutta Italia.

Coordinamento Progetto Vita Italia